Le fotografie sono tratte dal libro “Guida alla Natura di Capo Milazzo” di Carmelo Isgrò. E’ acquistabile in libreria e sul sito www.guidaallanaturadicapomilazzo.it
E’possibile effettuare escursioni a Capo Milazzo con il biologo Carmelo Isgrò (autore del libro) inviando una mail all’indirizzo info@guidaallanaturadicapomilazzo.it o chiamando il 3492637838


Percorso “Baia di Sant’Antonio”

Questo sentiero si sviluppa nell’estremità del Promontorio milazzese. Parte in prossimità della Torre Longa e porta fino alla spiaggia dove si incontrano gli edifici in rovina dell’antica Tonnarella di Sant’Antonio, una delle sette tonnare di Milazzo.

Continuando il sentiero vediamo invece i resti della Torre del Palombaro dove la bassa macchia mediterranea caratterizza il paesaggio. Percorrendo una scalinata, si arriva ad uno straordinario punto panoramico rialzato da dove si possono ammirare panorami mozzafiato e la caratteristica flora e fauna mediterranea.

Da qui parte una lunga scalinata che discende sino al bellissimo “laghetto di Venere”, posto nella punta estrema della penisola, dove è possibile ammirare lo Scoglio della Portella (o “Carciofo”), che mostra evidenti i segni delle erosioni provocate dal continuo sbattere delle onde.

Alla sua destra campeggia il suggestivo “viso di pietra”, scultura naturale ricavata nella bianca roccia.

Doppiata “Punta messinese” si apre la grotta “Gamba di Donna”, che trae la propria denominazione da una roccia dalla forma caratteristica che dalla volta s’immerge in mare.
Lungo il percorso non mancherà la possibilità di fotografare gli eleganti fiori bianchi della pianta del cappero, che vegeta anche nelle antiche muraglie della cittadella fortificata, con la quale la Baronia condivide pure le tane ed i cunicoli di furbissimi conigli selvatici.


Percorso “Baronia”

Qui è visibile un sentiero che segue la linea di costa verso est sino a “Punta Mazza”, tappa d’obbligo per l’escursione del naturalista. In questo luogo è particolarmente chiara l’origine geologica di Capo Milazzo. Infatti, è possibile osservare le rocce e la stratificazione dei sedimenti marini emersi molti milioni di anni fa: ne sono testimonianza i fossili di conchiglie e coralli.

A “Punta Mazza” e soprattutto lungo la scarpata rocciosa, che da una parte scende ripida sull’arenile di Rinella, la vegetazione ha subito, meno che negli altri luoghi, gli effetti dell’attività umana.

Così è possibile ammirare una rigogliosa macchia mediterranea caratterizzata dal lentisco, dall’euforbia e dalla ginestra. Da segnalare la presenza di alcune specie di orchidea selvatica, fra cui l’Ophrys apifera e l’Ophrys sphegodes subsp. panormitana, endemica della Sicilia settentrionale.

Riprendendo il sentiero e proseguendo nella direzione opposta, alla fine dell’uliveto si scorge un’altura rocciosa, su cui si avvista l’antico faro, ancora oggi importante per la navigazione.

Qui è possibile avvistare, nel periodo delle migrazioni, il transito numerose specie di uccelli, fra cui l’airone cenerino (Ardea cinerea), che a volte sosta a Milazzo per qualche giorno.

Nidificante sulle rocce sottostanti, è invece il gheppio (falco tinnuculus); è facile individuarlo per i suoi volteggi e per le sue improvvise picchiate sulla preda.


Percorso “Belvedere”

Il sentiero corre lungo dei muretti a secco che seguono il tracciato per tutta la sua lunghezza. Proseguendo in avanti lungo il sentiero troviamo una deviazione che conduce alla “funtanedda” dove è possibile vedere l’acqua che sgorga dalla parete.

Proseguendo in avanti si arriva alla “Manica”. Da questo punto inizia il sentiero che porta a Monte Trino e con delle scarpe da trekking è possibile percorrerlo completamente senza grandi difficoltà. In questa parte del Promontorio il paesaggio, la vegetazione, la conformazione del suolo, assumono dei caratteri molto forti.


Punto panoramico “Monte Trino”

In questo punto ci si può arrivare sia dal sentiero appena descritto che direttamente dalla strada asfaltata e permette di ammirare uno dei panorami più belli della Sicilia: a nord la punta di Capo Milazzo incorniciata dalle sette Isole Eolie; a sud la costa siciliana con le catene montuose dei Peloritani e dei Nebrodi, da Capo Rasocolmo a Capo Calavà e Capo d’Orlando, con l’imponente mole dell’Etna; ad est il golfo di Milazzo e ad ovest il golfo di Patti.

I pendii di Monte Trino, come quasi tutto il Capo, sono stati terrazzati e adibiti ad uliveto. E’ possibile osservarne di molto antichi, dalle chiome basse per l’esposizione ai venti e dai tronchi ruvidi e contorti coperti alla base da fitti cespugli di “selvatico”. Altra pianta secolare è il Carrubo (Ceratonia siliqua) coltivato fra gli ulivi e spontaneo, assieme all’olivastro, sulla scarpata rocciosa poco distante.